Uno scultore che evoca forza

Aria, acqua, terra, fuoco... la scultura di Georges Tadros evoca gli elementi primordiali della vita che sembra pulsare prepotentemente nell'assemblaggio del materiale ferroso o nel solido modellamento degli altri materiali sodi e compatti da lui utilizzati.

Al fruitore il metallo incute rispetto e parla di forza; subito dopo, però, si colgono inaspettati correttivi nelle lamiere a fori regolari che disegnano preziose trine che ingentiliscono l'aggregato.

Ed ecco che si scopre la levità di un essere alato librato in un equilibrio poetico; ecco che si osservano grifoni e draghi, creature fantastiche che emergono dalla sapiente alternanza che lo scultore crea tra superfici continue e forate, ma anche dall'improvviso apparire di riccioli e zigrinature, di punte piatte e asticciole svettanti. E' come se l'autore si divertisse a giocare contrapponendo la levità delle forme alla grevità del materiale.

Ma non è meno vivo, per l'sservatore il materiale compatto, non metallico, che l'artista abilmente offre quale schermo alla luce, che si frantuma sulle superfici mosse delle sue opere.

Riesce, poi, mirabilmente a sedurci con le composizioni in cui sottili fili legano larghe aree continue, susscitandoci una sorta di intimo struggimento intorno a quel farsi esile della materia che collega la consistenza dell'una e dell'altra parte.

Assolutemente stupefacente risulta il colore applicato - verde, rosso, bruciato - che esalta la materia sulla quale egli opera un modellamento dei contorni, e non solo, evolvendo e approfondendo il suo studio dei materiali che asseconda e, contemporaneamente, piega al suo progetto.

Donato Carissimo